Pubblichiamo un intervento molto interessante di Gianmaria Piazza a proposito della critica situazione occupazionale dello stabilimento ex-Falck di Dongo e delle problematiche correlate. Chiunque volesse intervenire, può farlo inviando una mail all’indirizzo pd.altolago@email.it . Il contributo, che dovrà essere firmato e improntato ad un civile dibattito, sarà pubblicato su queste stesse pagine.
Chi ha conosciuto il signor Castiglioni dice che è un grande imprenditore.
Quando arrivò a Dongo molti lo salutarono come il “nuovo S.Gottardo” (ricordate le processioni interne ai reparti? Roba che non si fa più nemmeno nel terzo mondo sudamericano) perché prese lo stabilimento ex-Falck in disarmo e ripartì con 900 addetti.
Ora, a 18 anni di distanza, siamo arrivati a 400, tutti in cassa integrazione.
In questi anni ha fatto sparire le già rare tracce sindacali. Non ha pagato, se non parzialmente, sia l’energia che consuma, che i contributi INPS, che il fondo – pensione integrativo dei lavoratori.
E’ appena stato condannato dal Tribunale di Como per inquinamento da accumulo di enormi quantità di rifiuti all’interno dello stabilimento (smaltire correttamente, si sa, è costoso).
Ha chiuso la ghisa e i macchinari non ci sono più. L’alluminio non è mai partito bene, ma quello ormai lo produce a Spoleto.
I suoi desideri sul PORTO si sono facilmente realizzati quando i residui amministratori comunali donghesi gli hanno regalato una cementificazione di 42.000 metri cubi, fregandosene del paese e dei lavoratori. Adesso può vendere bene l’area (speriamo che la prossima Amministrazione comunale di Dongo ci metta una pezza !).
Stendiamo un velo pietoso su come sono state gestite le questioni “amianto” e ingiustizie derivate; e anche sulle frottole circolate in abbondanza: dai raccordi importati dalla Polonia al finto acquisto di macchinari – alluminio dal Piemonte, ecc.
L’ultima bufala in arrivo è la CENTRALE a BIOMASSE. Chiunque, un minimo informato sull’argomento, capisce subito che è mostruoso collocarne una in centro Dongo. Ma in realtà non si farà: a cosa serve se lo stabilimento non c’è più?
Però basta presentarla in Regione Lombardia e magari si ottengono finanziamenti. Se poi la fanno davvero, è un gioco da ragazzi trasformarla in forno inceneritore per rifiuti, sempre nel bel mezzo del centro abitato: sarà questo lo sviluppo turistico di Dongo?
Intanto resta incerto, ma molto incerto, il futuro dei lavoratori, ed è purtroppo un’amara constatazione da fare.
Sono proprio rimasti soli, perché il sindacato, le forze politiche regionali, provinciali e le Amministrazioni comunali dell’alto lago, dietro le ovvie e stanche dichiarazioni di solidarietà, pensano a tutt’altro: a non disturbare il signor Castiglioni.